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Omoerotismo d’autore

Fruibile, commerciale, immediato. Il cinema porno è diventato un business di dimensioni enormi, soprattutto grazie all’avvento del web, che lo ha reso alla portata di tutti, spesso a discapito della qualità.
Ma con qualche eccezione. Da qualche anno, per esempio, la regista Erika Lust (qui l’intervista di SexTelling) si è ritagliata una nicchia molto solida. Il sesso non è la prima cosa: le storie vengono interpretate con un’accuratezza stilistica e attoriale molto profonda. Tra i suoi ‘discepoli’ c’è Noel Alejandro, classe 1985 di Barcellona, che ha iniziato con lei per dedicarsi ora a un suo progetto di film gay per adulti con lo stesso stile della Lust, ma con una visione tutta sua, dove esalta la sessualità maschile, fuori da tutti i cliché del porno omosex. Quelle che racconta Alejandro sono storie interpretate con naturalezza, che viene voglia di guardare dall’inizio alla fine, per coglierne ogni dettaglio e ogni inquadratura. L’atto sessuale in sé non è più il focus della pellicola, quanto un dettaglio dell’insieme di sensazioni, talvolta sinestetiche, che il regista riesce a trasmettere. Le storie si possono vedere e scaricare solo online, ma del resto è questa ormai la concezione del porno, i cui fruitori crescono in modo esponenziale, anche per questi che possono essere considerati dei film erotici d’essay.

DOMANDA: Quando ha iniziato a lavorare con Erika Lust?
RISPOSTA: Circa nel 2011. Stavo sprecando la mia vita con un impiego assurdo e ho trovato l’annuncio che ha cambiato tutto. Dopo alcuni colloqui ho iniziato come video editor e per me è stato come realizzare un sogno. Erika mi ha insegnato a essere fiero di far parte del mondo dell’intrattenimento per adulti e che ci sono ancora moltissime cose da fare in questo tipo di film.
D: Ovvero?
R: Il cinema è un’arte e come tale non ha frontiere: non ci sono cose che non si possono fare. Dobbiamo sperimentare, soddisfare la nostra curiosità e andare sempre oltre i limiti prestabiliti.
D: Perché ha deciso poi di lavorare da solo?
R: Dopo aver realizzato il mio primo film, Eloi & Biel, e aver visto il successo che ha avuto, ho capito chiaramente che esiste un pubblico che vuole un cinema gay per adulti diverso. Lavorare da solo ti permette di avere una libertà totale. Tutto quello di cui ha bisogno un creativo, insomma. Credo che ci debba essere un periodo di formazione, ma a un certo punto l’uccellino deve lasciare il nido per poter vedere come il proprio lavoro viene recepito dalle persone.
D: Venendo al cinema porno gay, non crede che ci sia spesso un approccio maschilista?
R: Non direi, più che altro perché non ci sono donne da denigrare, come accade invece nel porno etero. Per me questa è la concezione di maschilismo, che però credo vada cambiata a favore di una società più intelligente.
D: Per che cosa si differenziano i suoi film?
R: Anzitutto, quando lavoro non penso di fare del porno, ma dò ai miei film la sensibilità e la dignità che ogni opera merita. Non li faccio solo per stimolare la sessualità delle persone, ma proprio perché mi piace farli. Cerco di rappresentare tutto tranne la positività, la commedia o la lussuria.
D: E quindi di cosa parla?
R: Beh, c’è molto altro. Perché la tristezza, la gelosia, la rabbia, la catarsi o addirittura la morte non possono far parte del porno? Faccio cinema per poter comunicare le mie sensazioni ed è esattamente ciò che rende i miei film diversi, ovvero l’inclusione della visione del regista.
D: Nel porno gay c’è solitamente una forte attenzione alla penetrazione.
R: Rispetto al porno mainstream, io cerco di andare oltre a questo tipo di immagini. Provo a capire cosa può essere bello per chi guarda i miei film e in che modo posso colpire il mio pubblico.
D: Perché le grandi case di produzione non fanno uno sforzo simile al suo?
R: Per una questione di soldi. Perché per filmare altro oltre al semplice atto sessuale, c’è bisogno di un lavoro a tempo pieno, e la maggior parte delle aziende del settore non ha dei veri e propri registi, ma dei semplici video maker che spesso una visione indifferente.
D: Ma oggi, che il web è pieno di film porno, vale ancora la pena fare prodotti di qualità?
R: Credo che ci sia ancora spazio per lo storytelling anche in questo settore. Ho ricevuto molte mail di persone che mi dicono di quanto siano felici di trovare finalmente un approccio emotivo nelle pellicole. Il motivo per cui generalmente guardando un filmato hard si salta la parte di racconto, è perché spesso è fatta malissimo o perché il regista non ha alcuna intenzione di fare qualcosa di sincero.
D: Quante persone guardano i suoi film?
R: Circa 200 al mese, anche se il pubblico sta crescendo di settimana in settimana.
D: Il suo è un mercato in via di sviluppo?
R: Il bacino di potenziali utenti è mondiale, quindi vastissimo. Tutto dipende dalla capacità di raggiungere il pubblico. Più si attira l’attenzione dei media, più persone ti troveranno.
D: A chi si ispira?
R: La maggior parte delle pellicole che guardo viene dall’Europa, perché le considero le più mature e sincere. Mi vengono in mente, tra le altre, The piano player di Michael Haneke, Michael di Markus Schleinzer, o ancora a Seraphine del regista Martin Provost. In genere preferisco seguire questi registi e il loro modo di parlare della parte oscura della vita senza inganni.
D: Come nascono le storie che racconta?
R: Da un’immagine che ho chiara in mente, poi devo adattarmi alla location e agli attori di cui dispongo. Non è per nulla facile, anche perché spesso è la prima volta che recitano e devo adattare il tutto alle loro capacità. Durante lo shooting molte cose cambiano in corsa. Nei miei film c’è molta improvvisazione.
D: Quindi gli attori non sono dei professionisti?
R: Al momento è così. Vorrei conoscere attori professionisti e amatoriali che abbiano voglia di fare film con me, quindi se qualcuno mi legge, si faccia avanti.
D: Che libertà hanno sul set i suoi volti al debutto?
R: Si dimenticano completamente di me durante il rapporto. Non ho mai chiesto loro di assumere una posizione o di fare qualcosa in particolare e questo è il motivo per cui nei miei film il sesso sembra naturale, perché lo è davvero. Si tratta di due persone completamente focalizzate l’una nell’altra e non ho bisogno di altro.
D: Quanto vengono pagati?
R: Concordo con loro sempre un compenso giusto, anche in base al mio budget in quel momento. Tendenzialmente però rifiuto quelle persone che mi contattano per lavorare e la prima cosa che mi chiedono sono i soldi. Lavoro solo con gente seriamente motivata a far parte di un tipo diverso di film.
D: Si ricorda il primo film porno che ha visto?
R: Certo, era una pellicola vintage, credo una commedia.
D: Che rapporto ha con il sesso, lei che ci lavora dentro?
R: Molto sano, visto che per farlo non dipendo da nessuna app o sito internet.

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